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Dalla plastica ai mangimi. Com´è virtuoso il cardo
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Dalla plastica ai mangimi. Com´è virtuoso il cardo

Chimica verde La novarese Novamont ha messo a punto un progetto che è una risorsa per l´industria e porta benefici agli agricoltori e all´ambiente. I semi e la biomassa della pianta trasformati in materia prima per oggetti biodegradabili
Il vantaggio. Le farine derivate dal vegetale sono ottimo cibo per le pecore e possono sostituire quelle di soia importate e geneticamente modificate

Arriva dall´umile cardo la materia prima per produrre la plastica biodegradabile del futuro. Un´idea innovativa di «chimica verde» della piemontese Novamont in joint venture con Versalis (gruppo Eni). Si tratta di un ambizioso progetto agroindustriale messo a punto negli stabilimenti di Matrica a Porto Torres in Sardegna. Attore e «protagonista unico» il cardo che, da coltura invasiva fino ad oggi da estirpare, si trasforma in risorsa per l´industria chimica, con benefici per agricoltori e ambiente. La novita´? I semi e la biomassa della pianta, che raggiunge un´altezza di due metri, vengono trasformati in materia prima per produrre oggetti biodegradabili, ma soprattutto presenta proprieta´ Ogm free. Si chiude cosi´ un circolo virtuoso che vede in primo piano chimica, agricoltura e territorio.

Spiega a proposito Giulia Gregori, responsabile pianificazione strategica Novamont: «Il cardo è una pianta che non richiede terreni irrigui perche´ puo´ essere tranquillamente coltivata in quelli marginali e improduttivi, inoltre si adatta bene al clima della Sardegna perche´ necessita della sola acqua piovana. Una coltura povera con un ciclo di vita di sei anni che pero´ si raccoglie dal primo». La resa di produzione risulta significativa, in media 1,5 tonnellate per ettaro per i semi, e oltre dieci volte per le biomasse ottenute da gambe e fogliame. Il cardo, una volta raccolto, viene lavorato e trasformato nel complesso industriale di Matrica. Per poi diventare materia per prodotti biodegradabili come piatti, bicchieri, posate e contenitori plastici in genere. Ma non solo: dalla lavorazione si ottengono anche olio e farine proteiche, da usare come cibo per animali.

In particolare, le farine sono gia´ state sperimentate con successo come alimento per le pecore. Le polveri sono ricche di contenuti proteici, utili per sostituire in parte l´attuale uso di farine di soia, fino ad oggi importate in Sardegna a caro prezzo, non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale, perche´ parliamo di prodotti geneticamente modificati. Invece la farina di cardo, secondo gli studi dei ricercatori del dipartimento di Agraria della Universita´ di Sassari, risulta un valido alimento per gli ovini. «Col vantaggio non indifferente di risultare Ogm free - continua Giulia Gregori -, dunque idoneo alla certificazione di origine controllata di latticini e formaggi ovini». Il circolo virtuoso interessa anche gli agricoltori, poiche´ le colture di cardo in terreni marginali, fino ad oggi improduttivi, possono garantire un reddito medio di 250 euro all´anno per ogni ettaro.

Con questo nuovo progetto Novamont prosegue nella «mission» iniziata nel 1989 con la nascita di Fertec. Felice costola della Scuola di Scienza dei materiali Montedison. Una fucina chimica con solide tradizioni che risalgono alla scoperta (nel dopoguerra) del polipropilene per merito del Nobel Giulio Natta. «Siamo convinti che il futuro della chimica e della nuova economia parta dall´uso di materie prime locali - conclude la Gregori - trasformate e valorizzate con tecnologie sviluppate nel nostro Paese». Novamont, che detiene oltre 1.000 brevetti, ha chiuso il 2014 con un fatturato di 145 milioni di euro. Ne investe il 7,2% in ricerca e sviluppo. Materia «principe» dell´azienda novarese è Mater-Bi, una famiglia di bio-plastiche ottenuta dalla lavorazione di componenti vegetali come l´amido di mais e materie prime di origine rinnovabile. Nel gruppo lavorano oltre 400 dipendenti, il 30% impiegato in R&D.

(Umberto Torelli)

Rassegna stampa | Il Corriere della Sera | Gio, 5 Novembre 2015


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